Paolo Rapacchiale's Blog

Il tempo è una faccia sull’acqua

Quelli che… 2015

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Quelli che… 2015

[continua da qui]

Quelli che primo allenamento fatto e stagione 2014/15 iniziata! A tutta, oooh yeah
Quelli che il nuoto commentato lo lascio agli esperti. Io che non ne capisco niente vado a prendere a calci e schiaffi l’acqua!
Quelli che riprendere a nuotare dopo un periodo di pausa forzata è fantastico!
Quelli che due allenamenti di fila? Facciamo tre allenamenti di fuoco! Oh yeah!
Quelli che zitto e nuota, oooooh yeah…
Quelli che non si molla maaaai, non si molla maai, non si molla MAI!
Quelli che due e trentotto e uno e undici…e non ci credo, ma è vero! Oh Yeah!
Quelli che…Oh, è un grande atleta. Ma per velocità prolungate, non è uomo da 100 metri. Sì, è veloce, ma non andrà più di così, non nei 100 metri: ha carattere, tutto cuore, sa soffrire. Ma la velocità pura si fa coi nervi. Il cuore lo spremi, lo bistratti. I nervi si affilano.
Quelli che non c’è niente che tenga la mente sgombra e libera come un allenamento vo2max tutto a rana oooh yeah
Quelli che uno stato di forma ENORME!
Quelli che poche chiacchiere e nessun distintivo, oh yeah…
Quelli che ogni volta che un velocista deve fare un allenamento da fondista, da qualche parte nel mondo un record mondiale sfuma…
Quelli che la track, la virata, due respirazioni anzi tre, guarda avanti, guarda avanti, guarda avanti…
Quelli che alla fine contano quattro parole: swim fast, swim better.
Quelli che allenamento in vasca da 50 e da solo in corsia. Sentirsi Phelps per un’oretta oh yeah…
Quelli che quando si tratta di fare le boe e rompere le balle in corsia: triatleti, fondisti, mamme, figli, vecchi, vecchie, paracarri vari…ammazza ammazza, siete tutti una razza! Oh yeah!
Quelli che…non ci pensare, sono i cento metri. Non ci pensare. Sei là in mezzo da solo, nonostante tutto, nonostante tutti, nonostante ogni cosa. Tre fischi. Blocco. A posto. Sirena. Volo. Silenzio.
Quelli che guidano la riscossa, oooh yeah!
Quelli che adesso ascoltami. Non ti scomporre. Lo so che è difficile, ma non ti scomporre. Oh yeah!
Quelli che c’è poco da dire: campionati italiani memorabili! Oh yeah!
Quelli che quest’anno si smette di nuotare a fine luglio…
Quelli che il meglio deve ancora venire…

Tra due stagioni agonistiche: bilanci, propositi. E il meglio deve ancora venire

La stagione agonistica che si è appena conclusa è stata sicuramente la più divertente e intensa della mia seppur breve esperienza da nuotatore master e per quanto riesca a ricordare dei tempi dell’adolescenza, una delle più belle in assoluto.

Ricordo tante cose con piacere, persino il momento più brutto: il tuffo a Tortona con la frattura al dito medio della mano destra che mi è costata quel mese di stop a cavallo di Natale. Poi avrei saputo che l’infortunio non aveva niente a che fare col tuffo, col blocco o col nuoto, ma presto o tardi sarebbe accaduto a causa dell’encondroma che sperabilmente dopo l’estate mi sarà operato. Beh, quei giorni di attesa fuori dall’acqua rafforzarono convinzioni e voglia in modo straordinario. Certo, non saprò mai se i tempi a fine anno sarebbero stati gli stessi, ma in fondo non ci si può fermare a dare la colpa a qualcos’altro.
Quello che invece si può fare senza scadere in una dietrologia relativamente inutile è tracciare bilanci, esprimere ringraziamenti, mettere nero su bianco le intenzioni per il futuro.

Cominciamo: com’è andata quest’anno? Torno un po’ indietro con la memoria e ricordo bene che gli esordi in gara a novembre erano stati molto ben auguranti, in quel di Novara: buon 100 rana in vasca corta e personale sui 50 rana. Poi i divertenti meeting lombardi e le solite prove in vista del picco invernale. Quest’anno, d’accordo con l’allenatore, volevo provare a fare un gran 200 a Tortona e un gran 100 a Gussago. Ma talvolta tra il dire e il fare c’è di mezzo l’imprevisto. Il gran 200 è uscito, 2.46 a Tortona fatto abbastanza bene, ma il pomeriggio di quel giorno di dicembre, proprio alla partenza dei 50, il famoso dito che doveva rompersi si ruppe. Ripenso ai giorni che seguirono: poco dolore fisico, ma tanto dolore agonistico per non poter nuotare; impedimento nella vita quotidiana; la voglia sempre crescente di tornare in acqua e “spaccare tutto”.
C’è voluto un lunghissimo mese, ma a gennaio fu bellissimo riprendere gli allenamenti. Il primo test fu Legnano. a ridosso di Pasqua: i tempi dissero che ero in linea con le prestazioni di dicembre. Bene, peccato, ma potevamo andare avanti con rinnovata fiducia. La grinta di allora e che ancora oggi dura fece sì che nell’andare a Maastricht da mio fratello portassi con me cuffia, costume e occhialini per allenarmi in Olanda. Dal giorno del rientro in Italia, poi, cominciò la lunga volata verso i campionati di Riccione: giusto un paio di tappe agonistiche per valutare la condizione e via.
Potrei scrivere moltissime cose dei campionati 2014 per quanto sono stati intensi. Dal punto di vista puramente sportivo posso dirmi soddisfatto: ottimo tempo nei 50 e nei 200 e una punta di delusione per essermi fatto un po’ prendere la mano dai “miei” 100, ma a somme fatte i tempi e la forma sono in linea con un percorso di miglioramento che non finisce certamente qui. Riccione 2014 è stato anche altre cose: a bordo vasca e attorno alla vasca la cornice è stata fantastica per numero di partecipanti e umore in un impianto talmente spettacolare da sembrare persino poco “italiano”. Il mondo master si spostava poi per le vie di Riccione, dove grazie a nuotatori di ogni dove abbiamo potuto trascorrere divertenti serate. E’ sempre bello stringere amicizie attorno a una fantastica passione comune. Com’è stato altrettanto emozionante rituffarsi un po’ nel passato con gli occhi di un adulto ritrovando vecchie conoscenze con le quali avevo gareggiato da ragazzo in giro per le piscine d’Abruzzo.
Inoltre, c’è stato l’esordio di alcuni compagni di squadra nella più importante rassegna del nuoto master nazionale, dal quale sono tornati indietro con la voglia di esserci di nuovo e al meglio delle proprie possibilità, mettendo in mostra lo spirito che chiunque di noi dovrebbe avere quando pratica questo tipo di attività.
In definitiva, sono molto contento di esserci stato e sono andato via con un po’ di sana malinconia e già proiettato verso la prossima occasione. In fondo è stato il modo migliore di concludere un’annata di sport.

Per questa stagione, quindi, mi restano solo i ringraziamenti (neanche fossi un professionista. Però entriamo un pochino nel ruolo :) ).
Il primo ringraziamento va ad Alessandro, il mio allenatore: nonostante la distanza geografica, grazie ai mezzi di comunicazione odierni sei stato una presenza costante e rassicurante con suggerimenti, incitamenti e precisazioni. Per questo voglio ricordarti che ogni buona gara disputata è tanto mia quanto tua (anche se in questo particolare momento a te le gare veloci piacciono meno 😀 ). Sono molto contento della nostra collaborazione, che spero duri ancora a lungo e che ci riservi sempre maggiori soddisfazioni.
Voglio poi ringraziare tutti, ma proprio tutti i membri dell’Acquazzurra Master: avete fatto un’ottima stagione! E nonostante con molti di voi quest’anno ho condiviso solo divertenti cene, sono contento e orgoglioso di portare lo stemma sulla cuffia. Spero che le occasioni di esser tutti insieme a bordo vasca per le gare aumentino.
Un grazie anche a tutti i nuotatori e nuotatrici master con cui ho scambiato battute e passato serate.
Infine, per una volta, grazie anche a me stesso: per la costanza, per non aver saltato un allenamento che sia uno se non quando avevo la mano rotta, per averci sempre messo l’anima, per aver ancora voglia di migliorare negli aspetti tecnici (e quindi per aver migliorato grandemente il tuffo di partenza), per la sfida al cronometro e per aver ritrovato il mio ambiente dopo aver un po’ vagabondato. Perché in fondo, nonostante il basket, nonostante il triathlon, son nato nuotatore e ranista e resto tale.

E adesso? E’ il momento in cui ti riposi e pensi a quello che verrà. La voglia è tanta, ci sono tante belle sfide da affrontare. Insomma, per citare Liga “il meglio deve ancora venire”.

Quelli che…un’altro anno di nuoto

[prosegue da qui]

Quelli che la pacchia è finita, stasera sono di già 3000 metri oooh yeah
Quelli che non è bello ciò che è dorso, ma è bello ciò che è rana oooh yeah!
Quelli che “fino al 16 settembre con calma”. Il dieci settembre 12×25 delfino con palette oooh yeah
Quelli che in acqua senti di essere il massimo ooooh yeah!
Quelli che duemilaseicento metri nuoto con maglietta. Non fa male non fa male non fa male!
Quelli che se non esci dalla vasca che non ti ricordi nemmeno dove hai parcheggiato per la fatica non vale la pena di allenarsi, oh yeaaaah!
Quelli che dieci da cento, venti da cinquanta, dieci da cento senza pause. Stasera mi mangio TUTTO!
Quelli che allenamenti con ripetute sugli ottocento metr…zzzZZZZzzZZZ….
Quelli che 4 da 4 da 100, come quando ero giovane. Operazione nostalgia, ma comunque a TUTTA!
Quelli che ti iscrivi alle gare e pensi “si ricomincia” anche se non hai mai smesso, oh yeah
Quelli che genitori che portano i figli in piscina. Poi dentro lo spogliatoio. Poi in vasca. Se potessero li spingerebbero mentre sono in acqua…
Quelli che spellarsi le mani sulle corsie per evitare te, maledetto nuotatore della domenica. Ma prima o poi smetto di essere corretto e ti sommergo con tante di quelle onde che ti chiederai come diamine sei finito nell’oceano Pacifico, oh yeah!
Quelli che l’acido lattico punge braccia e spalle, il cuore a mille, i polmoni che risucchiano aria avidamente ogni volta che metti fuori la testa. Ancora 100 metri, ancora 100 metri, ancora 100 metri…
Quelli che esci dall’acqua per miracolo, pensando che cascherai per terra prima di raggiungere lo spogliatoio. Poi arrivi a casa e ti mangeresti TUTTO ooh yeah
Quelli che non potevo aspettare neanche un po’. Perchè nuotare è la cosa più bella del mondo!
Quelli che allenarsi è anche andare in acqua quando non sei a posto e fare comunque un buon lavoro.
Quelli che nuotatori master (quasi) distratti dalle nuotatrici master, ohi ohi… oooh yeah!
Quelli che eh, ma allora se le nuotatrici master lo fanno apposta uno o si allena col paraocchi o comincia dopo oooh yeah
Quelli che venti da 100. Non diciannove. Non uno in meno. E l’ultimo lo devi fare come il primo, anche con le braccia doloranti oh yeah.
Quelli che vai, milleottocento metri in soglia divisi in distanze incomprensibili. E passa la paura ooh yeah…
Quelli che di nuovo milleottocento metri in soglia e che razza di sudata oooh yeah!
Quelli che perché le gare veloci? Perché devi essere perfetto. Tecnicamente e atleticamente. Non puoi sbagliare neanche il più piccolo, insignificante dettaglio. Non puoi pensare ad altro che non sia la gara prima di quei pochi secondi in cui qualcuno, ad alto livello, racchiude tutta la sua vita. E durante quei pochi metri non puoi concentrarti su niente, non c’è tempo. Perché le gare veloci? Per il silenzio di tomba alla partenza e per il boato durante la gara e all’arrivo. Emozioni e adrenalina.
Quelli che allenamento in bellissima piscina olandese: fatto. Oooh yeah
Quelli che capita l’allenamento “no” ed è mitico quando il successivo è invece un allenamento “Sì” ooh yeah
Quelli che poco meno di un mese agli italiani: la velocità di base sebra buona, oooh yeah
Quelli che allenamento in vasca olimpica e forma splendida, ooh yeah!
Quelli che è sempre divertente doppiare triatleti che rosicano abbestia oh yeah
Quelli che meno di due settimane ai campionati italiani. Scarico in acqua e la bella attesa…
Quelli che rifinitura fatta, si va verso l’appuntamento dell’anno.
Quelli che in ogni caso il bello del nostro sport è che non puoi prendere la scusa dell’arbitro o di un avversario che ti morde. La “colpa” è di qualche cazzata fatta da te stesso in corsia. È per quella/quellle cazzata/e che torni in acqua e sputi l’anima per migliorare.
Quelli che già aspettano i prossimi campionati con una punta di commozione e con tanti piani in testa…

Perchè NON ho votato per le stelle cadenti

Premetto: queste sono mie opinioni. Non ho bisogno di convincere nessuno e non mi interessa l’approvazione di nessuno.
Premetto ancora: sono valide in questo momento, ma ovviamente nel remotissimo caso in cui i pentastellati dovessero ravvedersi è ovvio che posso riconsiderarle. Come ogni persona dotata di buonsenso e capacità di discernimento dovrebbe fare.

Alle europee, regionali e comunali io NON ho votato M5S, sono andato alle urne per votare espressamente CONTRO il M5S. Ci sono alcuni motivi che per me sono più che ottimi per spiegare la mia scelta. Li metto in ordine di importanza:
1) Il M5S ha un programma macroeconomico che ritengo pericoloso e imbarazzante;
2) Non sono d’accordo nella maniera più assoluta con il reddito di cittadinanza così come descritto dal M5S;
3) Durante una campagna elettorale locale, esponenti del M5S si sono resi protagonisti di un comportamento che percepisco come intimidatorio, fuori luogo, infantile e degno della vecchia politica nei confronti di un mio carissimo amico;
4) Non accetto lezioni di civismo e/o di politica e/o di economia da ex elettori berlusconiani fintamente ravveduti che scambiano congiunzioni, uccidono congiuntivi, massacrano la lingua e credono che la verità assoluta sia in un link a un articolo di parte o talvota creato ad arte. Dette persone, che hanno tutta la colpa della difficile situazione in cui versa l’Italia dovrebbero rendersi conto di quello che hanno fatto, cospargersi il capo di cenere, chiedere scusa e riflettere. Invece assurgono a salvatrici della patria. Finchè resteranno tali, io le contrasterò nelle urne;
5) Non accetto toni, modi, comportamenti fascisti, dove per fascismo si intende “ho ragione io e basta, vaffanculo tu” oppure “eh, ma quando comanderò io vedi che cosa ti faccio…” oppure liste di nemici, etc;
6) Non accetto che ci si candidi alle elezioni per il parlamento europeo pensando che siano elezioni politiche italiane. Il parlamento europeo è un’istituzione importante e utile, trattarla come altro ne sminuisce il valore. Ritengo che sia un comportamento grave e pericoloso;
7) La polemica sugli ottanta euro è da morti di fame da un lato e da stronzi dall’altro. E’ il primo taglio di tasse per gente in difficoltà che ricordo da quando lavoro. L’avesse fatto Silvio, sarebbe asceso al paradiso, lo fa il centrosinistra e diventa un’elemosina, un modo per comprare voti, un’illusione. Vergognatevi.

Concludendo: ci sono molti punti del programma pentastellato che non condivido e non credo che li condividerò mai. Ce ne sono altri, soprattutto riguardo l’ambiente, che mi piacciono molto e percepisco come facenti parte della mia cultura di sinistra. Ma finchè il M5S resterà questo, votato da questa gente, io sarò apertamente e senza paura CONTRO.
Non credo ci sia bisogno di spammarlo tutti i giorni utilizzando i social networks, dato che non sono e presumibilmente non sarò candidato a nessuna carica che richieda il voto popolare e soprattutto dato che c’è un sacrosanto passo di quella Costituzione che pochissimi conoscono che recita: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”

Mercenary

No, non credo che i politicanti siano tutti uguali. Sì, ritengo che esistano ancora delle idee (anche se non sono rappresentate). No, non ho più intenzione di essere complice in nessun modo non tanto di questo o di quello schieramento quanto del popolo italiano, che è la vera causa dei propri mali. Sì, credo che sia la gente ad avere tutta la responsabilità, poichè non ha mai fatto niente per evitare la morte della cosidetta nazione in cui vive. No, non mi interessa fare niente per cambiare l’andazzo e non mi interessa granchè. Sì, ci ho provato in passato, ma dato che evidentemente non sono stato in grado di convincere nessuno, ho valutato di togliermi di mezzo (a differenza dell’italiano medio). No, non credo che se ne uscirà, perché non c’è nessuno che faccia qualcosa a parte scrivere post indignati sulla rete salvo poi appaltare la propria volontà a qualcun’altro. Sì, dovreste smetterla di spendere parole e fare: il boicottaggio del medio elettore berlusconiano dovrebbe essere il primo passo, ma basta fare l’esempio di chi li insulta sul faccialibro e poi li vota alla prima elezione amministrativa per far capire come siamo messi. No, non mi importa cosa fanno.
Sì, ti posso dire che io farei semplicemente tre cose: primo, farei pagare chi può pagare e chi ha l’obbligo morale di pagare(i ricchi e le disastrose generazioni precedenti), secondo garantirei uno stato sociale funzionante anche a costo di licenziare i fancazzisti e far sparire enti inutili, terzo taglierei le tasse solo per i lavoratori dipendenti perché ogni volta che è stato fatto per gli imprenditori non è servito a un cazzo. No, non mi interessa nè di convincerti nè che lo faccia un altro al posto mio. Sì, mi pare di averci provato. No, evidentemente anzi sicuramente sono io quello che sbaglia: almeno lo ammetto.
No, non mi interessa convincere nessuno, queste sono valutazioni del tutto personali.
Sì, sono un egoista, un mercenario, un gaglioffo. No, non mi vergogno. Sì, io penso a fare il mio, visto che nessuno, sottolineo nessuno, si sbatte per fare qualcosa che migliori le mie condizioni di vita. No, niente cinque stelle, il reddito di cittadinanza è una cazzata (per usare il loro linguaggio), così come le loro teorie macroeconomiche; visto che l’economia non è evidentemente una scienza esatta e che qualsiasi asino passa per esperto, mi prendo la licenza di esserlo pure io. Sì, stavolta difficilmente la coscienza mi riporterà alle urne. No, non mi interessa. Sì, è proprio perchè in fondo sono un mercenario. No, non è per fare il superiore. Sì, è unicamente per chiamarmi fuori. Sì, l’ho scritto sopra, ma se vuoi aggiungi pure altri aggettivi.

(Ancora una) Nuova stagione

Due settimane di pre-preparazione son già passate, una ventina di km son già archiviati nelle braccia e nelle spalle. Quest’anno già che ci sono ci ho anche già messo due sedute in palestra.

Il cambiamento rispetto all’estate è evidente: cambi i ritmi, pensi a cosa devi fare in acqua, ma soprattutto hai la borsa sempre pronta o in procinto di esserlo. Da quest’anno poi, saranno due. La più grande, bella e importante, quella marchiata “Acquazzurra”, per la piscina. La sacca più piccola e “veloce” per la palestra.
L’autunno scende a grandi passi dalle alpi e qui son tutti un po’ scazzati o incupiti per le ferie ormai archiviate, per le giornate più fredde e corte e soprattutto per la pioggia che torna, fastidiosa e costante. Per me l’autunno è diverso. Vuol dire andare in acqua e prendere il passo, sacrificarsi a fare quei maledetti quattromila metri di aerobico quattro volte a settimana, arrivare a casa stanco e soddisfatto.

L’allenatore compone e scompone. Disegna una preparazione che lui definisce tosta, difficile da affrontare soprattutto per chi come me non è e non sarà mai un fondista. Palette e pinne, maglietta ed elastico (pace se quando vado in acqua le palette non me le fanno mettere). Mi dice di tener duro fino a metà ottobre, che prima di allora di scatti se ne vedranno pochi. Protesto scherzosamente, sto al gioco, so bene che in questo periodo è necessario far legna.
In ogni caso, non puoi allenarti se non ti fidi completamente del tuo allenatore. Almeno, così la vedo io. Il mio non è a bordo vasca (non potrebbe esserlo, ci separano 600km) ed è ben lungi dall’Al Pacino di “Ogni maledetta domenica” che qualche volta vorrei. Certo, ognuno è fatto a modo suo, non tutti usano la grinta allo stesso modo. Per uno come me, che motivazioni e ferocia le trova da solo, va comunque bene così: una guida che ci mette metodo, passione, precisione. I risultati lo confermano, anche se non serve.
C’è chi dice che nella vita ogni atleta ha un solo allenatore, tutti gli altri sono meno importanti. Forse è vero, forse no. L’importante è che il mio allenatore non sia quel cretino di Rossetto. Però detta così suonerebbe male: il mio allenatore è molto meglio di Rossetto.

Ci chiede che cosa ci aspettiamo dalla stagione. Il bello e il brutto di chi fa sport per il piacere di farlo è che può scegliersi il proprio obbiettivo liberamente. C’è chi andrà a nuotare per compagnia. Chi vuole dimagrire. Chi vuol traversare la Manica a nuoto.
C’è chi, come me, ha davanti agli occhi una barriera con sopra un rilievo cronometrico scritto a caratteri cubitali e vuole abbatterla.

Andiamo in acqua, a schivare i bagnanti. A prenderli a calci e gomitate quando serve (no, mica lo faccio apposta. E’ solo che mettersi in mezzo alle scatole quando si potrebbe evitare può portare a farsi male). Ad andare forte. Il più possibile sempre, qualsiasi sia la ripetuta. Ancora.

Redemption (Le ali della libertà)

Caro Red,
se leggerai questa lettera vorrà dire che sei uscito, e se sei arrivato fin qui, forse hai voglia di andare un po’ più lontano. Ricordi il nome della città, vero?
(Red: Zijuataneho)
Mi servirebbe un uomo in gamba per aiutarmi nel mio progetto. Spero proprio che tu venga; c’è anche una scacchiera che ti aspetta.
Ricorda, Red: la speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose, e le cose buone non muoiono mai. Spero che questa lettera ti trovi, e ti trovi bene.
Il tuo amico

Andy”

O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire.
Io ho scelto di vivere.


E per la seconda volta in vita mia ho commesso un crimine: ho violato la libertà condizionata.
Non credo che metteranno dei posti di blocco per questo, non per un vecchio come me. Sono così eccitato che non riesco a stare seduto, ne’ a concentrarmi su qualcosa. Credo sia l’emozione che solo un uomo libero può provare. Un uomo libero all’inizio di un lungo viaggio la cui conclusione è incerta.

Spero di farcela ad attraversare il confine.
Spero di incontrare il mio amico e stringergli la mano.
Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni.
Spero!

Over the distance

Tu che chiudi gli occhi quando qui il sole è alto e li riapri quando sta per tramontare.
Tu che qualsiasi sia la causa hai lasciato tutto dietro di te e sei andato via.
Tu che hai forza, coraggio e determinazione.
Tu che talvolta ti chiedi se ti fermerai mai, se avrai la possibilità di mettere le cosiddette radici.
Tu che non hai avuto paura della scelta, che sai cosa vuol dire prendere una decisione, che sai difendere il tuo comportamento.
Tu che sorprendi te stesso quando ti accorgi quanto è facile parlare con persone così diverse da te, che tutto sommato ti trovi bene anche se sei nato e cresciuto lontano da lì.
Tu che sai essere una furia con chi se lo merita, professionale quando lavori (anche se ti capita qualche collega smidollato), sincero con chi lo è con te.
Tu che hai sposato le cause in cui credevi, che hai capito quando era arrivato il momento giusto per mollarle e che hai accettato di non poter imporre il tuo punto di vista agli altri.
Tu che qualche volta ti addormenti inquieto con un pensiero di troppo per la testa. Tu che li scacci solo per ritrovarti a pensarci di nuovo in un altro momento.
Tu che in fin dei conti non ti fermi a farti troppe domande.
Tu che non credi di aver fatto qualcosa di straordinario, che difficilmente pensi a te come un vincente.

Tu che qualche volta ti senti infelice, ma poi guardi quelle bellissime stelle.
Tu che non devi fermarti, perchè non conta tanto dove arrivi, ma è il percorso ad essere importante.
Tu che non devi perdere quel bellissimo sorriso.

Mondiali di Nuoto. Campioni, trasparenze, esperti da salotto (e la corona d’alloro naufragò, alè oh-oh)

Avevo in mente di scrivere soltanto riguardo ai risultati dei mondiali di nuoto, senza sconfinare sull’inevitabile contorno. Riflettendoci su ho poi deciso di spostare maggiormente l’attenzione, poiché da questi giorni di gare si possono trarre conclusioni interessanti. Mi piace in primo luogo ricordare che chi scrive vive il nuoto da più di vent’anni. In vasca da piccolo, da adolescente e da adulto. A bordo vasca, davanti alla televisione, nelle chiacchierate con gli amici. È stato gioco, valvola di sfogo, fonte di problemi. È diventato passione.

In particolare, quando guardo i grandi campioni, scompaiono nomi e bandiere: per me conta solo il talento. Inni e nazionalismi li lascio a coloro che trattano il nuoto con la supponenza tipica dei bar dello sport. Conta chi nuota bene, chi nuota veloce, chi tocca per primo la piastra. La sua provenienza non ha particolare importanza.

Scritto questo iniziamo, in ordine sparso.

Il gigante cinese

Sun Yang ha stravinto nel fondo e nel mezzofondo, dimostrando di non avere avversari che possano impensierirlo da vicino. Nei quattrocento metri erano semplicemente tutti assenti, nelle distanze superiori non esistono. Ora, fatto salvo il fatto che quando si parla di cinesi è sempre il caso di andarci coi piedi di piombo, il bestione in questione nuota veramente bene e per me se le merita tutte e tre.

Il missile

Melissa “Missy” Franklin è oggi il più grande talento del nuoto mondiale. Lo ha dimostrato sia per il numero di medaglie, sia per come le ha vinte. Dimostra lucidità, forza, velocità, intelligenza: nei duecento stile libero, ben conoscendo di che straordinario ritorno fosse dotata Federica Pellegrini, ha anticipato i tempi, impedendo all’italiana di rientrare. Azzeccare la gara a 18 anni non è da tutti. Vedremo come arriverà alle olimpiadi, ma personalmente ritenevo già da Londra che l’erede di Michael Phelps fosse proprio il missile.

La ragazzina

Katie Ledecky è ancora più giovane della Franklin, eppure non solo ha stravinto 800 e 1500 sbriciolando record su record, ma si è anche presa il lusso di realizzare il miglior tempo della storia sui 400 con costume in tessuto (e quindi lanciando segnali chiari alla concorrenza) e di partecipare con molto profitto alla staffetta 4×200 americana (facendo intuire che volendo potrebbe pensare anche alla gara individuale). Ne sentiremo parlare ancora.

I flop

Come al solito, in una manifestazione di tale importanza, c’è stata una serie di risultati sotto le attese. Tipo quelli di Camille Muffat, che arrivava da Londra come logica favorita nei 200 e 400 stile libero, ma come si è detto sono state altre a dominare quelle gare. O quelli di Nathan Adrian, re dei 100 stile libero olimpici e solo terzo ai mondiali. Un po’ come Cameron Van den Bourgh, stesso destino nei 100 rana. La lista sarebbe lunga, ma dedichiamoci a una sottocategoria.

I flop italiani

La più grossa delusione per i sostenitori del tricolore è sicuramente Fabio Scozzoli. Arrivato con l’ansia di riscattarsi, avrebbe potuto approfittare di un parco partecipanti decisamente favorevole. Invece forma scadente derivata indubitabilmente dalla sua discutibile scelta di non seguire il suo allenatore per non andare a Verona. Lo sport è fatto di sacrifici, baby. Meno poeticamente, un professionista dovrebbe perseguire il meglio, punto e basta. Il suo comportamento, quindi, non è giustificabile.

Luca Dotto ottavo nei 100 (peggiorando la posizione dei mondiali 2011) e fuori dalla finale dei 50, certifica come l’allenatore dei velocisti italiani sia ormai superato. Ma dell’infallibile Clauidio Rossetto scriverò dopo.

Ilaria Bianchi gonfiata dai media si sgonfia immediatamente, nelle prime giornate di gare, peggiorando tempi e posizioni rispetto a Londra, sui 100 delfino. Almeno non ha cercato scuse (dote rara).

Le sorprese (poche)

Qui ci mettiamo la Efimova che vince due delle tre gare a rana (i 100 per ora sono per la ragazzina lituana). La Kromowidjodjo (o come diavolo si scrive) si fa notare nei 50, ma stranamente cede i 100 stile libero. Gregorio Paltrineri (in parte) per il terzo posto nei 1500 stile libero. Lochte che si riprende qualche gara (ma non tutte) nonostante l’età ormai gli faccia pochi sconti. Sì, per me è una sorpresa.

Il de profundis del nuoto italiano

Il movimento italiano scompare. Due medaglie, di cui una da una gara noiosa e un po’ “fuori” come i 1500 e una da Federica Pellegrini, fuoriclasse di indubbio valore (di cui dico dopo) che si allena in Francia. Tutti gli altri, risultati brutti se non bruttissimi.

La dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, di quanto io avevo già detto prima e durante Londra: paghiamo la penosa preparazione dei nostri tecnici i quali, secondo quando si apprende dagli stessi atleti, credono di essere dei padreterni e si rifiutano di confrontarsi con gli stranieri. Molto italiani in questo. Paghiamo la disastrosa FIN, un carrozzone di politicanti e amici di politicanti, messi lì e pagati con i soldi degli appassionati (leggi: con i MIEI soldi) per fare malissimo il proprio lavoro.

Motopippa Magnini e ScarsoJima

Scompaiono, affogando, due bluff storici del nuoto. Uno, il più grosso, è Kosuke “non mi hanno mai squalificato ma io non ho mai acceso un cero ai miei dei” Kitajima l’altro, decisamente meno importante, ma persino più irritante, è Filippo “pippa” Magnini. Sul primo non voglio dire niente. Io l’avrei squalificato per nuotata irregolare la prima volta che s’è presentato in acqua e avrei continuato ogni volta.

Il secondo. Figure di merda in ogni staffetta (pure la 4×200 gli hanno fatto fare, i nostri fantastici tecnici), figura di merdissima nei suoi 100 stile libero, dove è letteralmente annegato in semifinale, nuotando oltre 49” in corsia 1. Spero abbia bevuto a ogni respirazione e che cominciamo a dimenticarci di questo personaggio ridicolo che ha gettato discredito sul nostro sport.

Pippa Magnini è tutto quello che un nuotatore non deve essere. Montato, spocchioso, scandaloso a livello tecnico e sempre con la scusa pronta, mai disposto ad ammettere che gli altri sono più forti di lui e che lui ha vinto quelle tre o quattro gare grazie a una congiunzione astrale di cui dovrebbe ringraziare ogni giorno gli dei in cui crede.

Fosse stato americano, lo avrebbero preso a calci sulle gengive anni e anni fa. Qui in Italia lo abbiamo deificato, facendo passare messaggi scandalosi e incitando i nostri giovani a imitare il suo comportamento di merda. Non basta che scompaia, deve scomparire con infamia.

Le conferme

Le Clos, Gyurta, la Meilutyte, Grevers tra gli altri e al di là di chi ho già citato si sono confermati su livelli inferiori a quelli delle olimpiadi, ma in ogni caso sempre al comando nelle proprie specialità. Classe e costanza per tutti loro.

Federica Pellegrini

Premessa: mai fatto mistero della mia disapprovazione per l’inopinata scelta in seguito alla quale buttò via le olimpiadi di Londra. Farsi allenare da Claudio l’Infallibile Rossetto dopo aver trovato un sodalizio formidabile con Lucas.

Detto questo, la Pellegrini ha fatto uno straordinario 200 stile libero (suo personale con i costumi normali), arrivando seconda dietro una fuoriclasse, il che è assolutamente normale e perfettamente comprensibile. Non aveva chances nei 200 dorso, chiunque avesse un minimo di competenza lo sapeva. Ha pure rilasciato la prima intervista intelligente da anni, dove dice che abbiamo una federazione di dementi e dove consiglia ai nostri illuminati tecnici di prendere lezioni da chi ne sa. Le auguro di continuare a questo livello e di continuare a lottare per le vittorie che le competono. Sui 200 e 400 stile libero avrà una grande concorrenza: essere a quel livello con la possibilità di vincere sottolineerà ancora (se mai ce ne fosse stato bisogno) la sua classe.

In conclusione? Il nuoto è uno sport individuale che non lascia spazio a colpi di improvvisazione. Il talento e il duro lavoro sono le chiavi. Indirizzate da un tecnico che ne capisca portano ai risultati. Il resto sono chiacchiere da bar.

Quelli che… un anno di nuoto

Quelli che a bordo vasca fanno dieci minuti di riscaldamento poi entrano e non solo non nuotano veloce, ma non sanno proprio nuotare, ooooh yeeeah.
Quelli che pensano che la vasca sia una vasca da bagno e quelli che pensano di usarla per insegnare a nuotare ai figli, ma a loro volta avrebbero bisogno di imparare, oooooh yeaaah.
Quelli che tornano a casa stanchi per il terzo allenamento in tre giorni, tra misti e pinnette, e non vedono l’ora di tornare in acqua oh yeah oh yeah…
Quelli che non sanno respirare a destra e non riuscendo a nuotare vicino alla corsia restano nel mezzo a prendere calci, gomitate e ondate oh yeeeah.
Quelli che 20×100 tutta la vita piuttosto che 200 o 400 oh yeah oh yeah oooooh yeaaah!
Quelli che dopo un allenamento come questo non ti ricordi nè come ti chiami nè dove ti trovi, ma ti mangeresti un cervo intero con tutte le corna ooooh yeah…
Ci sei solo tu, il cronometro, un’altra vasca da completare e tutto ciò che sei.
Quelli che toccano il muro e ripartono alla velocità di una lumaca in retromarcia e vanno in panico quando si ritrovano qualcuno che gli stampa una virata quasi nelle gengive ooh yeeeeeah.
Quelli che si nuota anche con la schiena dolorante e il bruciore allo stomaco e si fa comunque un buon allenamento.
Quelli che pinne&palette insieme per mille metri, perchè non ci facciamo mancare niente oooh yeah.
Quelli che milleottocento metri in soglia e rischiare di non arrivare alla soglia di casa ooooh yeah.
Quelli che è inutile che mi guardi, caro bagnante ignorante e scortese. Nonostante la tua gambata ad ali di gabbiano, la tua sconclusionata nuotata serpeggiante a centro vasca, i tuoi boccheggianti tentativi di respirare a sinistra, io ti sorpasserò sempre, comunque e dovunque. E se ti faccio bere un paio di litri d’acqua o se ti appioppo una gomitata… te la sei cercata oooooh yeah.
Quelli che 4 da 100 frazionati a tutta e poi a casa con la copertina sulle gambe e la tisana ooh yeah.
Quelli che due allenamenti e passano febbre, mal di gola, acciacchi e malanni vari ooooh yeah.
Quelli che certi allenamenti gli allenatori li pensano per demotivarti oooh yeah!
Quelli che la cosa più divertente del meeting di Gussago? Le gare a dorso con “Ob-La-Di Ob-La-Da” in sottofondo, perchè il dorso non è uno stile oooh yeah!
Quelli che soglia, soooooglia, sooOOOOgliAAAAAA!
Quellli che a nuotare presto e palettate per chiunque si metta in mezzo oooh yeah!
Quelli che non ti posso nemmeno chiamare stronzo, caro bagnante, perché quelli galleggiano oooh yeah.
Quelli che se l’allenamento è fatto di distanze lunghe in aerobi…zzzzZZZZZZZzzzzZZZZZ…
Quelli che le maledette mode e 1600 metri misti A2 noiosi, demotivanti e, peggio del peggio, inutili oooh yeah!
Quelli che se un anno fa mi avessero detto che nel 2013 avrei battuto il mio personale nei “miei” 100 rana mi sarei messo a ridere. E quelli che la felicità derivante da un risultato sportivo non è misurabile e non è in vendita oooh yeah oh yeah ooooh yeah!
Quelli che per quei magici 3600 metri scompare tutto quello che non vuoi che ci sia. Quelli che non accorciare la bracciata. Quelli che tira su quelle gambe. Quelli che ancora un cinquanta, ancora un cinquanta, ancora un cinquanta…
Quelli che passione. Dedizione. Ricerca. Miglioramento. Obbiettivi. Scivola. Aumenta. Non strappare. Velocità. Ancora un cento. Ancora uno. Ancora uno…
Quelli che se ti vien voglia di nuotare e non fermaaaarti piuuuuuuu
Quelli che in fondo la cosa che conta di più è uscire dall’allenamento con la convinzione di aver fatto un buon lavoro, oooh yeah
Quelli che vanno in giro a bordo vasca con catrellina, penna e cronometro seminando giudizi, ma non riescono a far vedere ai corsisti una bracciata a delfino, perché non riescono a farla ne’ in acqua, ne’ fuori ooooh yeah
Quelli che dai il 110% in allenamento e quando esci (quasi) non riconosci le belle donne a bordo vasca e fuori, ooooh yeah!
Quelli che non riuscire quasi a muovere le braccia dopo un allenamento a meno di un mese dai campionati italiani ooooh yeah
Quelli che centocinquantacinquesimo allenamento secondo la numerazione dell’allenatore e di qui ai campionati italiani solo scarico (“tapering” per i wazzamerichen). E adesso c’è solo da aspettare…
Quelli che e se i nostri tecnici di nuoto fossero diventati “americani” nella terminologia e in qualche ambito della preparazione del carico di lavoro e fossero rimasti “italioti” per quanto riguarda psicologia e motivazione? Oooh yeah
Quelli che è vero, non siamo professionisti. Ma essere nel tuo piccolo già concentrato su una gara che hai tra dieci giorni e lasciar scivolare via tutto il resto non ha prezzo ooooh yeah
Quelli che ultimo allenamento prima dei campionati italiani. Vada come vada, le sensazioni sono ottime oooh yeah
Quelli che “riscaldati bene. Parti SUL via. Io metterei il costume più rodato. La testa subito bassa, dalla prima bracciata” oooh yeah